Antibiogramma: principi e metodi

L’antibiogramma è un test che permette la valutazione del profilo di sensibilità batterica in vitro a vari antibiotici. Il suo utilizzo è prevalentemente clinico con l’obiettivo di prescrivere, a pazienti che presentano un’infezione, la corretta terapia antibiotica.

Le tecniche per eseguire questo tipo di test sono riconducibili a due metodi principali:

  • Metodo dei dischetti di diffusione
  • Metodo delle diluizioni progressive



 Attualmente il test di diffusione su dischetto più utilizzato è il metodo di Kirby-Bauer, sviluppato agli inizi degli anni ‘60. Tale metodica prevede la valutazione, su terreno agarizzato, dei diametri degli aloni di inibizione che circondano il punto di deposizione di dischetti antibiotati.

Antibiogramma per diffusione

Si utilizzano dei dischetti di carta bibula imbevuti da concentrazione standard degli antibiotici da saggiare. I batteri che dobbiamo sottoporre ad antibiogramma vengono inoculati prima che il terreno solidifichi, in modo che possano crescere in maniera uniforme.

Per questa metodica si utilizza il Muller-Hinton agar, un terreno completo a pH 7,2/7,4 che contiene:

  • Estratto di carne.
  • Idrolisato acido di caseina.
  • Amido solubile.
  • Agar.

Il terreno è ovviamente completo perché vogliamo una crescita batterica molto rapida. La piastra viene incubata a 37° per 15-18 ore per poi procedere aggiungendo i dischetti imbevuti di antibiotico.

Il terreno di coltura deve essere omogeneo, in modo che i vari antibiotici possano diffondere con la stessa velocità.

Lettura dell’antibiogramma

Lettura dell'antibiogramma per diffusione



Se l’antibiotico ha fatto effetto vediamo un alone di inibizione, altrimenti vuol dire che i batteri che stiamo studiando non rispondono a quel determinato farmaco. Se ci sono colonie all’interno dell’alone possono essere dei mutanti, quindi dei batteri che sono diventati resistenti a quell’antibiotico, oppure dei contaminanti.

Metodo delle diluizioni progressive

Nel metodo delle diluizioni progressive la sensibilità del microrganismo viene valutata in base alla sua crescita o meno in un terreno di coltura liquido contenente diverse concentrazioni dell’antibiotico.

  • MIC (Minimal Inhibitory Concentration): la concentrazione minima di antibiotico in grado di inibire la crescita batterica. Nelle provette mettiamo la stessa concentrazione di batteri e diverse concentrazioni di antibiotico.
  • MBC (Minimal Bactericidal Concentration): la più bassa concentrazione di antibiotico in grado di uccidere i batteri.

MIC (Minimal Inhibitory Concentration)

MBC (Minimal Bactericidal Concentration)



I diametri degli aloni di inibizione o le MIC (concentrazione antibiotico) vengono poi rapportati a valori soglia (breakpoint) fissati da istituzioni scientifiche internazionali per le diverse combinazioni microrganismo-antibiotico. Attraverso il confronto con i breakpoint, i risultati ottenuti possono essere tradotti nelle cosiddette categorie di interpretazione:

  • S (sensibile)
  • I (intermedio)
  • R (resistente)

Un numero, in assenza di valori di riferimento, non ha significato in medicina di laboratorio.

Categorie S/I/R e correlazione clinica

La correlazione fra le indicazioni ottenibili dai test in vitro e la reale efficacia clinica delle molecole in un paziente non è ovviamente assoluta, perché l’efficacia dipende da un insieme complesso di fattori quali:

  • L’effettivo ruolo clinico del microrganismo esaminato;
  • La sede dell’infezione e la possibilità del farmaco di raggiungerla in concentrazioni adeguate;
  • Il dosaggio e la corretta modalità e tempistica di somministrazione dell’antibiotico anche in relazione alle caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche.

L’affidabilità dei risultati dipende dalla corretta esecuzione del test:

  • Il microrganismo da saggiare deve essere in coltura pura e recente.
  • L’antibiogramma deve essere letto entro le 24 ore.

Non rispettare o forzare queste prescrizioni significa fornire risultati non validi.

Pro e contro delle due tecniche

Per quanto riguarda il metodo per la diluizione in terreno liquido il vantaggio è l’ottenimento di un risultato quantitativo (MIC), mentre gli svantaggi sono la lentezza e la complessità di esecuzione.

Per quanto riguarda il metodo per diffusione in terreno solido il vantaggio è la rapidità/facilità di esecuzione, lo svantaggio è l’ottenimento di un risultato qualitativo. Con questa tecnica, infatti, possiamo stabilire sono se un batterio è sensibile, intermedio o resistente ad un determinato antibiotico.

E test

Questa è una metodica molto interessante che elimina gli svantaggi e mantiene i vantaggi delle tecniche descritte finora. Questo test infatti ci permette di ottenere la MIC in maniera rapida.



“E test” è formato da strisce di plastica di 5*50mm contenenti un gradiente corrispondente a 15 concentrazioni a raddoppio di antibiotico (mg/ml). La tecnica di semina è analoga a quella dell’antibiogramma per diffusione e la lettura della MIC si effettua dove la crescita batterica interseca la striscia.

Funzionamento e lettura dell'E test

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