Infezioni da Staphylococcus aureus

Lo stafilococco aureo è un batterio Gram-positivo, asporigeno, della famiglia Staphylococcaceae. Le infezioni da stafilococco aureo possono essere trasmesse mediante contatto fisico, in genere attraverso mani contaminate.

L’infezione comune riguarda lo strato cutaneo e quindi i foruncoli che sono la conseguenza della colonizzazione delle ghiandole sebacee, dei follicoli piliferi. Nei dotti escretori delle ghiandole sebacee il patogeno idrolizza i lipidi del sebo, che vengono utilizzati dal batterio come fonte di nutrimento. In questo modo viene anche neutralizzato un meccanismo dell’immunità innata.

S. aureus può provocare anche altre manifestazioni cliniche.

Malattia di Ritter

Questo patogeno provoca anche la sindrome della cute ustionata o malattia di Ritter, che è causata da ceppi che producono la tossina esfoliativa che distrugge i desmosomi e determina la desquamazione della pelle.

Per approfondire il meccanismo della tossina esfoliativa clicca qui

Shock tossico

Alcuni ceppi di S. aureus producono la tossina dello shock tossico (TSS-1) che funziona come super-antigene. Questa dà origine alla sindrome dello shock tossico.

Altre manifestazioni cliniche

Questa batterio può causare batteriemie e setticemie in ambito ospedaliero in seguito ad interventi chirurgici.

Inoltre, può provocare infezioni dell’apparato respiratorio colonizzando le prime vie aeree: riniti, sinusiti, tonsilliti, faringiti, laringiti, polmoniti.

Altri ceppi producono delle enterotossine che causano delle gastroenteriti successive all’ingestione di cibi contaminati come panna, creme ecc. In questo caso parliamo di tossinfezioni alimentari.

Strutture superficiali dello S. aureus

Il patogeno presenta una sottile capsula polisaccaridica e, in base ai polisaccaridi presenti, possiamo suddividere lo staffilococco aureo in 11 sierotipi diversi.

Lo S. aureus colonizza e si replica negli spazi intercellulari dove causa infezioni piogeniche. Le infezioni piogeniche sono infezioni che hanno la caratteristica di dare origine alla produzione di pus, tipico dell’essudato purulento. Altri batteri piogeni sono quelli appartenenti al genere Neisseria. Salmonelle, E. Coli patogeni sono invece batteri piogeni facoltativi.

L’essudato purulento è viscoso e troviamo leucociti, batteri e residui cellulari derivanti dal danno tissutale generato dal batterio e dal processo infiammatorio.

Tra i fattori di patogenicità abbiamo:

  • Clumping factor: proteina superficiale con funzione di adesina. Questa interagisce con proteine della matrice extracellulare come fibronectina e fibrinogeno.
    Questo è un antigene di superficie utilizzato anche a scopo diagnostico, stemperando la sospensione batterica su un vetrino e mettendola a contatto con del plasma. Il plasma contiene fibrinogeno e si verifica agglutinazione.
  • Proteina A: è una proteina di superficie tipica dello S. aureus capace di legare il frammento Fc delle IgG e questa caratteristica è utilizzata per le reazioni di co-agglutinazione.
  • Strutture antifagocitarie (caspula e proteina A).
  • Produzione di catalasi e superossidodismutasi che detossificano le specie reattive dell’ossigeno prodotte da neutrofili e macrofagi.
  • Produzione di enzimi che vengono rilasciati all’esterno come la stafilocoagulasi che trasforma il fibrinogeno in fibrina. Grazie a questo enzima si forma un coagulo di fibrina intorno al batterio e questo può essere utile perché protegge il batterio dall’attacco dei fagociti. Il patogeno riesce ad invadere perché produce anche stafilochinasi che converte il plasminogeno in plasmina, enzima che dissolve i coaguli. In sostanza c’è un’alternanza tra la secrezione di stafilocoagulasi e stafilochinasi, che permette al batterio di proteggersi dal sistema immunitario e contemporaneamente di invadere.
  • Produzione di tossine.

Diagnosi

Per diagnosticare infezioni da S. aureus si parte dall’esame microscopico del campione da analizzare. Il campione può essere anche un alimento, perché abbiamo detto che alcuni ceppi provocano tossinfezioni alimentari.

Se l’esame microscopico non è del tutto convincente si procede con l’esame colturale e si utilizza il terreno Agar Sangue, su cui questo patogeno provoca un alone di emolisi intorno alla colonia. Un terreno selettivo e differenziale per isolare lo S. aureus è il terreno di Chapman, che contiene mannitolo e sodio cloruro al 7,5% che permette la crescita solo agli stafilococchi che sono sale-tolleranti.

Le colonie isolate poi vengono utilizzate per fare le prove biochimiche o per test di agglutinazione passiva. Altri test prevedono delle metodiche per identificare le tossine utilizzando anticorpi anti-tossine.

Le reazioni sierologiche invece non vengono utilizzate, non si ricercano gli anticorpi nel siero perché gli stafilococchi sono microrganismi molto comuni con cui noi veniamo comunemente a contatto.

Se siamo interessati alla tipizzazione del ceppo di S aureus che abbiamo isolato, possiamo utilizzare una tipizzazione fagica.

Terapia

Lo S. aureus è un patogeno resistente ad una gran quantità di antibiotici, quindi dopo l’isolamento è necessario effettuare un antibiogramma prima di somministrare la terapia antibiotica. I metodi di immunizzazione non sono efficaci, quindi non esistono vaccini.

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