Haemophilus influenzae: caratteristiche del patogeno e malattie

L’Haemophilus influenzae è un bacillo gram negativo di cui l’uomo è l’unico ospite. Il rischio di contrarre un’infezione è maggiore nei bambini e nelle persone con problemi di immunodeficienza.

Caratteristiche del patogeno

  • Batterio di piccole dimensioni che ha una forma intermedia tra un cocco e un bacillo. Sono comunemente considerati bacilli.
  • Gram negativi.
  • Non mobili.
  • Non producono spore (asporigeni).
  • Sono provvisti di capsula. Il fenotipo S è il fenotipo capsulato, mentre il fenotipo R è il fenotipo acapsulato. I ceppi non capsulati sono ospiti abituali delle prime vie respiratorie e . La capsula polisaccaridica caratterizza i 7 sierotipi (a, b, c, d, e, e’, f). L’Haemophilus influenzae tipo b (Hib) è un batterio che provoca nei lattanti e nei bambini piccoli una meningite purulenta o un’infiammazione dell’epiglottide che può provocare un rapido soffocamento.
  • Anaerobi facoltativi.
  • In laboratorio cresce in agar cioccolato, in presenza di alcuni fattori di crescita denominati X (ematina) e V (NAD). La concentrazione dell’anidride carbonica nel terreno deve essere del 5%.



Meningite batterica nei bambini

Questo patogeno è il principale agente eziologico della meningite batterica nei bambini di età inferiore a 4 anni.

È un patogeno secondario che si può sovrapporre a una malattia influenzale causata da virus, per questo può essere pericoloso sia per chi ha un’altra infezione in corso sia per chi ha un’immunodeficienza.

Gli adulti in salute non vengono colpiti perché gli antigeni di questo batterio sono coinvolti nel fenomeno dell’immunità crociata: un adulto entrando a contatto con altri batteri simili a questo riesce a contrastare l’infezione da parte dell’H. influenzae. Nei bambini, in cui non c’è stato ancora uno sviluppo completo del sistema immunitario, questo è difficile che avvenga.

Fattori di virulenza del patogeno

I fattori di virulenza sono:

  • Pili: sono elementi di adesione (a livello della mucosa rinofaringea) e vengono espressi nella fase iniziale del ciclo infettivo. Oltre ai pili sono importanti anche le adesine e le invasine.
  • Capsula: inizialmente non viene espressa perché all’inizio del ciclo infettivo sono importanti i pili. Il patogeno in alcuni momenti del suo ciclo vitale esprime la capsula (stato on), mentre in altri no (stato off). Questo vuol dire che nella prima fase dell’infezione vengono selezionati i batteri che sono in stato off, mentre quelli provvisti di capsula avranno difficoltà ad aderire a livello della mucosa respiratoria. Quando poi i patogeno invade e passa nel sangue sono favoriti quelli che si trovano nella fase on.
  • Variazione di fase: accensione e spegnimento dei determinanti di virulenza che avviene in modo casuale (es. capsula, pili ecc). Gli eventi sono dovuti a mutazioni (soprattutto frame-shift) che avvengono a livello dei cluster di geni che codificano per i fattori di virulenza.
    Queste mutazioni sono reversibili ed ecco da cosa dipende l’alternanza dell’espressione dei geni per i pili e dei geni per la capsula.
  • Variazione antigenica: connessa alla capacità del patogeno di esprimere o meno alcuni geni.
  • IgA proteasi: il patogeno produce enzimi che degradano le IgA dell’ospite.

La capsula polisaccaridica di H. influenzae (tipo b) inibisce la fagocitosi mediata dal sistema del complemento. È composta da ribosio, fosfato e ribitolo. Il lipopolisaccaride sostiene il quadro infiammatorio, mentre i glicopeptidi sono in grado di bloccare l’attività delle ciglia delle cellule bronchiali e di indurre necrosi estesa. Un altro importante fattore di virulenza sono le proteasi, in grado di dissolvere la matrice extracellulare e promuovere l’invasione tissutale e sistemica.



Diagnosi dell’infezione

La diagnosi è di tipo diretto e si utilizza il sangue o il liquor. Si procede con:

  • Esame microscopico.
  • Esame colturale su agar cioccolato. Per capire se si tratta di Haemophilus influenzae si devono usare fattori di crescita che sono il fattore X e il fattore V.
  • Prove biochimiche/sierologiche per identificare il sierotipo.
  • Prova del rigonfiamento capsulare: si mette a contatto la sospensione batterica con anticorpi diretti contro la capsula di tipo B.
  • Reazione di agglutinazione con anticorpi specifici di tipo B.

Infezioni gravi vanno trattate con antibiotici come cefalosporine, con buona penetrazione nel liquido cefalorachidiano, o cloramfenicolo. La vaccinazione è consigliata nella prima infanzia e permette la produzione di anticorpi anti-capsula (anti-poliribitolfosfato, PRP) che sono in grado di garantire protezione duratura. PRP è l’antigene purificato contenuto all’interno del vaccino.

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