Legislazione in materia di acque

Per tutte le matrici ambientali ci sono una serie di leggi che regolamentano i massimi livelli di contaminazione chimica e biologica consentiti. Come già sappiamo la contaminazione delle matrici è un pericolo che può comportare dei rischi sanitari solo se avviene l’esposizione al contaminante.

Abbiamo anche detto nei precedenti appunti (cliccate sul link presente sul rigo precedente) che il rischio sanitario può essere sia misurato, tramite gli studi epidemiologici, sia stimato, tramite le analisi di rischio.



In questi appunti andiamo ad introdurre il grande argomento che riguarda le acque, analizzando quelle che sono le due leggi principali che regolamentano i vari tipi di acque (potabili, di balneazione ecc).

Lo stato di salute dell’acqua

Per decenni lo stato di salute dell’acqua è stato valutato solo in ottica antropocentrica, cioè il concetto di “stato di salute dell’acqua” è stato spesso confuso con “stato dell’acqua in relazione alla salute dell’uomo”.

Nelle leggi più vecchie, quindi, il controllo di qualità aveva come obiettivo quello di valutare la presenza di contaminanti chimici e microbiologici che potessero arrecare danni all’uomo, mentre veniva completamente trascurato l’impatto ambientale e l’impatto sull’ecosistema di eventuali contaminazioni.

Negli ultimi anni invece i controlli di qualità non vengono effettuati solo in funzione della salute dell’uomo ma anche in funzione della salvaguardia della biodiversità. Questo significa che lo stato di salute delle acque non va MAI studiato solo in funzione dell’uso umano (la legge 152 del 1999 stabilisce che lo studio dell’acqua non deve avvenire in funzione dell’uso che se ne deve fare).

Lo scopo del monitoraggio delle acque

Il monitoraggio degli ambienti naturali (quindi delle varie acque) deve quindi avere un duplice scopo:

  • Preservare la salute dell’uomo (aspetto igienico-sanitario).
  • Preservare l’ecosistema (aspetto ecologico).

L’obiettivo del monitoraggio è garantire nel tempo un buon livello di protezione dei corpi idrici, in modo che possano garantire la salute di piante, animali e uomo.



Legislazione in materia di acque

  • Una normativa quadro (quadro di riferimento normativo) volta alla tutela di tutti i corpi idrici è il decreto legislativo del 1999. La 152 del 2006, che è detta codice dell’ambiente, ha sostituito quella del 99.
  • Normative specifiche relative alle diverse destinazioni d’uso delle acque.

Dalla normativa quadro sono nate le normative verticali che fanno riferimento all’uso che se ne deve fare delle acque. Le acque, infatti, sono diverse:

  • Destinate al consumo umano.
  • Acque minerali.
  • Acque di piscina.
  • Acque ad uso irriguo.

Cosa stabilisce la 152 del 2006

La legge 152 stabilisce che bisogna fare prima un monitoraggio dell’acqua per poi valutare la qualità ambientale. Dopo di che si procede con un eventuale piano di tutela. La qualità ambientale può essere elevata, buona, sufficiente, scadente o pessima.
In base alla classificazione della qualità ambientale si deve programmare un piano di tutela adeguato.

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Autore dell'articolo: Admin

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