La tossicità degli inquinanti

Quando si analizza una sostanza chimica la prima cosa che si deve conoscere è il tempo di persistenza e di degradazione della molecola. Questi parametri sono fondamentali per valutare eventuali rischi sanitari dovuti all’esposizione ad un contaminante.

Persistenza e degradazione

  • Persistenza: tempo di residenza di un composto in un comparto ambientale.
  • Degradazione: meccanismo che permette la scomparsa del prodotto di partenza attraverso reazioni biotiche (biodegradazione) e/o abiotiche (fotodegradazione, degradazione chimica).

Un altro fattore di particolare importanza è il grado di degradabilità dell’inquinante. La gran parte degli inquinanti è biodegradabile, cioè vengono degradati dall’attività degli organismi ed è sufficiente che vengano opportunamente diluiti perché il livello di pericolosità diminuisca.



Vari effetti degli inquinanti

Gli inquinanti possono avere differenti effetti biologici e sanitari. Un inquinante può essere:

  • Tossico: può comportare rischi gravi per la salute, acuti o cronici e anche la morte.
  • Mutageno: può produrre difetti genetici o aumentarne la frequenza.
  • Cancerogeno: può produrre il cancro o aumentarne la frequenza.
  • Teratogeno: può produrre malformazioni congenite o aumentarne la frequenza.

Cosa si intende per tossicità?

La tossicità è la capacità di provocare effetti dannosi sugli organismi viventi alterandone il corretto funzionamento. Si può suddividere in:

  • Tossicità acuta: quando la dose è elevata e l’effetto si manifesta in tempi brevi (minuti, ore, giorni). La quantità che causa l’effetto tossico dipende dal tipo di sostanza.
  • Tossicità cronica: è causata da una esposizione a piccole dosi prolungata nel tempo. La dose tossica, in questo caso, viene raggiunta perché la sostanza si accumula nell’organismo.

Come si valuta la tossicità di una molecola?

La tossicità si valuta utilizzando degli animali da laboratorio. Il grado di tossicità acuta viene valutata in base a:

  • Valori DL50 orale, cioè la dose letale per il 50% degli animali di laboratorio sottoposti all’esperimento espressa in mg di sostanza ingerita per Kg di peso corporeo.
  • Valori di DL50 cutanea, cioè la dose letale a cui si sottopone l’animale da esperimento per contatto (mg di sostanza per Kg di peso corporeo).

Questi valori poi devono essere traslati sull’uomo e, per valutare l’effetto tossico, si divide per 10, 100 o 1000 (coefficiente di sicurezza) il valore di DL50 trovato sugli animali.



Agenti mutageni e cangerogeni

Le sostanze mutagene sono quelle che sono in grado di provocare un danno genetico determinando mutazioni puntiformi, danni cromosomici, interferenze con la meiosi e la mitosi.

Non tutti gli agenti mutageni sono cancerogeni perché in vivo le molecole possono andare incontro a processi di biotrasformazione. I test di mutagenesi si fanno spesso eseguendo il test di Ames, che viene effettuato utilizzando ceppi di salmonella His- andando a valutare quante colonie retromutano.

Bisogna però specificare che tutti gli agenti cancerogeni sono anche mutageni. Quasi tutti gli agenti cancerogeni esplicano infatti la loro azione attraverso l’induzione di mutazioni mentre non sempre è stato possibile dimostrare che agenti mutageni siano anche cancerogeni. Ricerche sperimentali in tal senso hanno comunque dimostrato che esiste una correlazione molto elevata tra mutagenicità e cancerogenicità.

Gli studi di cancerogenicità vengono realizzati attraverso indagini epidemiologiche a lungo termine e mediante l’impiego di mammiferi.

Autore dell'articolo: Admin

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