Criteri di organizzazione variabilità biologica

Per quanto riguarda la variabilità biologica è possibile individuare diversi criteri di organizzazione o di ripartizione di tutti gli individui in classi.

Suddivisione in base alle specie

Il primo criterio di organizzazione della variabilità biologica, che è anche il più diffuso, è quello di ripartire gli individui in specie biologiche.

Per specie si intende un insieme di individui interfecondi ed in grado di dare prole fertile. La maggior parte della variabilità biologica è compresa nel phylum degli artropodi ed, in particolare, nella classe degli insetti di cui sono classificate oltre 750000 specie.
Il numero di specie classificate è molto minore rispetto al numero di specie esistenti, che è stimato tra 3 e 30 milioni.



Questa grande variabilità biologica è oggi fortemente minacciata dallo sfruttamento di risorse che la specie umana esercita nella biosfera e che sta determinando un aumento dei tassi di estinzione. Nel passato la vita media di una specie era stimabile tra i 5 e i 10 milioni di anni, mentre per il prossimo futuro pare che l’attesa di vita media sarà di 200- 400 anni.

Suddivisione in base alla mole corporea

Il secondo criterio di organizzazione della variabilità biologica è quello di ripartire gli individui in classi di mole corporea. In natura gli organismi sono di dimensioni molto diverse tra loro e considerare la variabilità in taglia può essere importante quando si vuole avere una descrizione energetica della natura perché le richieste energetiche (R) degli individui dipendono dalle loro dimensioni corporee (M) secondo relazioni dette allometriche:

R = aMb

dove il valore dell’esponente b tende a variare in un intervallo ristretto intorno a b = 0.75.

Possiamo quindi affermare che il numero degli individui (N) che può essere soddisfatto da una data quantità di energia varia con le dimensioni individuali secondo un modello inverso.



R = aN-b 

Le relazioni tra dimensioni individuali, richieste energetiche degli individui e disponibilità di risorse possono chiaramente influenzare il modo in cui le specie interagiscono e l’intensità di tali interazioni.

Suddivisione in base ai livelli trofici

Il terzo criterio di organizzazione della variabilità biologica è quello di ripartire gli individui in livelli trofici, definendo un livello trofico come distanza, misurata in numero di passaggi preda-predatore, tra un individuo e la sorgente di energia.

La ripartizione degli individui in livelli trofici permette di descrivere il trasferimento di energia all’interno dei sistemi ecologici.

Dalla suddivisione della variabilità biologica in livelli trofici ci accorgiamo che sono pochi:

  • 1° livello trofico: produttori primari, cioè organismi autotrofi che formano materia organica a partire da materia inorganica ed energia.
  • 2° livello trofico: consumatori primari, cioè gli erbivori.
  • 2 o 3 livelli di consumatori secondari, cioè i carnivori.

Milioni di specie biologiche sono raggruppate, da un punto di vista alimentare ed energetico, in un numero molto basso di livelli trofici.



Suddivisione in livelli di organizzazione gerarchica

Il quarto criterio di organizzazione della variabilità biologica è quello di ripartire la variabilità in livelli di organizzazione gerarchica.

Il modo più comune di organizzare gerarchicamente la variabilità biologica è quello di distinguere i seguenti livelli di organizzazione: gene, cellula, organo, individuo, popolazione, comunità, ciascuno dei quali, interagendo con l’ambiente fisico, produce un sistema.

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